Dialogo con l’Islam? Belle parole, ma al lato pratico solo una utopia

Ieri il Papa è tornato ancora una volta a invocare il dialogo con l’Islam. Lo ha fatto in occasione della sua visita in Marocco, uno dei pochi Paesi arabi dove i cristiani non sono perseguitati anche se sono ridotti ai minimi termini.

Papa Francesco non fa altro che fare il suo dovere di buon cristiano nell’invocare un dialogo con il mondo islamico. La cultura cristiana del “porgi l’altra guancia” e della pace ad ogni costo con chiunque lo impone.

Ma nella sostanza le parole del Papa sono prive di senso, sono solo belle parole di circostanza. E a dimostrarlo non c’è solo la mancanza di un riscontro della stessa volontà da parte islamica, è il concetto stesso su cui si basa l’Islam a rendere vana la speranza di Papa Francesco.

L’Islam non prevede nessun dialogo con le altre religioni se non dopo la loro totale sottomissione. Questo concetto basilare è rimasto inalterato nel corso dei secoli, mentre le altre religioni si sono evolute nei loro concetti basilari.

Prendiamo per esempio quanto successo ieri in Tunisia durante la riunione della Lega Araba che si teneva in contemporanea con la visita del Papa in Marocco.

Riunione della Lega Araba a Tunisi

Mentre Papa Francesco parlava di dialogo con l’Islam, di pace e di una Gerusalemme capitale delle tre religione monoteiste, la Lega Araba condannava le decisioni del Presidente Trump di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele e il riconoscimento della sovranità israeliana sul Golan.

Il concetto alla base delle critiche della Lega Araba non è però quello di una Gerusalemme capitale delle tre religioni, ma che nessuno può permettersi il lusso di sottrarre territori conquistati dall’Islam.

E’ lo stesso concetto applicato alla critica sulla sovranità israeliana sul Golan, amplificato in questo caso dal fatto che le Alture del Golan sono passate sotto controllo israeliano a seguito di una guerra di aggressione dei Paesi Arabi contro Israele e non viceversa.

Per la mentalità islamica Israele, che si è difeso, doveva soccombere ma siccome ciò non è avvenuto non ha alcun Diritto di appropriarsi di terre islamiche anche se tali terre sono di vitale importanza strategica per la sua difesa e la loro occupazione è il frutto di una azione di auto-difesa.

La religione detta la politica e non viceversa

Il problema, che secondo me il Papa sottovaluta, è che nel mondo islamico la politica la detta la religione. Tutte le leggi dei paesi islamici sono basate sulla legge islamica. Non esiste un Paese islamico democratico. Non esiste un paese islamico che abbia una costituzione completamente svincolata dalla Sharia.

Quello che è mio è mio, quello che è tuo è mio

Non è un problema da niente perché la legge islamica non prevede il dialogo, non prevede la condivisione. Quello che è mio è mio, quello che è tuo è mio. Funziona così da secoli.

Ecco perché le parole del Papa sono solo belle parole ma nella sostanza sono una utopia o forse solo una mera speranza.

Il mondo islamico non è interessato a un dialogo con il resto del mondo oppure, se lo è, lo è solamente perché è nel suo interesse farlo. Per capirlo basta andare a vedere gli obiettivi di coloro che incredibilmente vengono considerati “l’islam moderato” con cui dialogare: i Fratelli Musulmani.

La Fratellanza Musulmana ha degli obiettivi ben precisi e una altrettanto precisa strategia per raggiungerli.

Il dialogo con il resto del mondo rientra in quella strategia, ma è ingannevole, è fuorviante. Fornisce una falsa sensazione di sicurezza, sensazione che l’avvento dello Stato Islamico aveva messo in pericolo proprio perché metteva allo scoperto le loro vere intenzioni.

Ora con la sconfitta dello Stato Islamico la Fratellanza Musulmana può tornare al suo piano originale e addirittura andare a sostituire ISIS.

E’ con questi personaggi che Papa Francesco intende dialogare. E’ con chi vuole creare un esercito dell’Islam per riconquistare prima Gerusalemme e poi il resto del mondo che il Papa vuole instaurare un dialogo. Se non è un suicidio, poco ci manca.

Intendiamoci, non intendo minimamente criticare Papa Francesco. Come detto lui fa il suo lavoro e agisce coerentemente con il suo ruolo. Posso però dire che sbaglia tutto?

Se una forma di dialogo con l’Islam ci deve essere non può prescindere dalla reciprocità e soprattutto dalla chiarezza. Sono garanzie che la Fratellanza Musulmana non può dare, inutile girarci intorno. Possiamo far finta di crederci, possiamo anche tentare un dialogo, nessuno ce lo vieta. Ma sono loro a dover cambiare, non noi.

E francamente credo che ciò sia impossibile. E’ troppo stretto il rapporto tra politica e Islam per essere rotto. Per i musulmani, la politica e tutto ciò che gli gira intorno, è l’Islam, è la Sharia, la legge islamica. Questo non si può cambiare.

Quindi l’unico modo per dialogare con l’Islam sarebbe quello di chiedere che si debba essere noi a doverci adeguare alla legge islamica. Con il dovuto rispetto per Papa Francesco, non credo che sia una buona idea.