Società e cronaca

Duro attacco dell’Observer a Trump sull’Iran. Verità o fango?

Secondo l’Observer il Presidente Trump avrebbe ingaggiato una società di intelligence israeliana per indagare su chi sostenne l’accordo sul nucleare iraniano al fine di screditarli

Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, avrebbe ordinato alla sua squadra di collaboratori di assumere una società di intelligence israeliana al fine di organizzare una campagna denigratoria contro le personalità chiave che hanno favorito l’accordo sul nucleare iraniano. Lo riferisce l’Observer che però non specifica le fonti della notizia.

E’ un rapporto pieno di “si dice” e di “si pensa” quello pubblicato dal settimanale britannico e questo nonostante le accuse verso Trump siano piuttosto pesanti in quanto le indagini coinvolgerebbero elementi di primissimo piano dell’Amministrazione Obama, a partire proprio dall’ex Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dal suo vice, Joe Biden, fino a personaggi come Ben Rhodes e Colin Kahl.

L’Observer accusa sostanzialmente Trump di aver messo in piedi una “campagna del fango” contro coloro che favorirono l’accorso sul nucleare iraniano nel tentativo di screditare ulteriormente quell’accordo. L’editorialista Julian Borger va addirittura oltre accusando il Presidente Trump di “puro odio” contro “l’eredità di Obama”, contro l’accordo sul nucleare iraniano e addirittura di portare il Medio Oriente sull’orlo di un nuovo conflitto.

Le fonti dell’Observer (quali?) sostengono che «i funzionari legati alla squadra di Trump hanno contattato gli investigatori israeliani pochi giorni dopo che Trump aveva visitato Tel Aviv un anno fa nel suo primo tour all’estero come presidente degli Stati Uniti. Trump ha promesso a Netanyahu che l’Iran non avrebbe mai avuto armi nucleari». Una fonte con i dettagli della “sporca campagna” (quale fonte?) ha detto all’Observer che «l’idea era che le persone che agivano per Trump avrebbero dovuto screditare coloro che erano stati fondamentali nel raggiungimento dell’accordo con l’Iran, rendendo più facile per Trump uscirne».

Su chi avrebbero indagato gli investigatori israeliani

Ben Rhodes

L’Observer – che afferma di aver visto “documenti esplosivi” che confermerebbero la storia – sostiene che agli investigatori israeliani sarebbe stato chiesto di indagare sulle vite private e sulle carriere politiche di Ben Rhodes, ex vice consigliere per la sicurezza nazionale per le comunicazioni strategiche di Obama, nonché su Colin Kahl, consigliere dell’allora vice-presidente Joe Biden. Gli “spioni Israeliani” avrebbero dovuto contattare importanti giornalisti e media americani, a partire dal New York Times, nel tentativo di stabilire se i collaboratori di Obama avessero violato qualsiasi protocollo condividendo informazioni riservate con i giornalisti per creare una “camera di eco” al fine di influenzare l’opinione pubblica a favore dell’accordo, una ipotesi che sarebbe confermata da alcuni commenti fatti da Ben Rhodes al New York Times.

Le critiche

Jack Straw, che come segretario agli esteri è stato protagonista di precedenti tentativi di limitare le armi iraniane, ha dichiarato all’Observer: «Queste sono accuse straordinarie e terrificanti, ma che illustrano anche un alto livello di disperazione da parte di Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, non tanto per screditare l’accordo con l’Iran ma per minare coloro che lo hanno favorito». Di “gioco sporco” ha invece parlato, sempre all’Observer, un anonimo diplomatico britannico di alto rango che avrebbe partecipato a diversi accordi e negoziazioni internazionali.

Verità o patetici tentativi di impedire a Trump di uscire dall’accordo?

E’ curioso come queste “informazioni” escano a ridosso della fatidica data del 12 maggio quando con ogni probabilità il Presidente Trump annuncerà l’uscita unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano, una uscita che con molta probabilità significherà il collasso di quell’accordo. Con tutto il rispetto per l’Observer, nel loro “esplosivo rapporto” ci sono troppi “se” e troppi “ma”, e comunque non ci sarebbe nulla di male nell’indagare sulle motivazioni che hanno portato gli americani a concludere un accordo che ha favorito solo l’Iran, specie dopo che è emerso come l’allora Presidente Obama arrivò persino bloccare una importante indagine della DEA su Hezbollah pur di non compromettere l’accordo con l’Iran.

Sinceramente sembra un patetico tentativo dell’ultima ora per condizionare in qualche modo le decisioni che il prossimo 12 maggio dovrà prendere il Presidente Trump in merito all’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano o quantomeno di far passare questa decisione come un “atto di odio” verso Obama invece che come una decisione ponderata dettata dall’effettiva pericolosità globale di quell’accordo.

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