I palestinesi giocano una partita che non possono vincere

L’annuncio che l’Autorità Nazionale Palestinese, su ordine di Mahmoud Abbas (Abu Mazen) intende porre fine alla collaborazione con Israele, non ha minimamente scosso i paesi arabi se non la Giordania che ha molto da perdere da questa decisione.

Indifferenza assoluta sia dall’Egitto che dall’Arabia Saudita. In compenso sta terrorizzando gli altri vecchi leader palestinesi che, senza la collaborazione con Israele, rischiano di ritrovarsi alle porte di casa (e dentro casa) le orde di Hamas.

Si racconta di feroci discussioni in seno alla Autorità Palestinese quando invece Abu Mazen si aspettava un sostegno pieno e assoluto.

Come faranno in Giudea e Samaria a mantenere il potere senza la collaborazione con lo Stato Ebraico? Senza l’intelligence israeliana? Senza la lotta ad Hamas e gli arresti dei suoi elementi più pericolosi? Come faranno decine di migliaia di lavoratori palestinesi ad andare a lavorare in Israele?

Quella di Abu Mazen più che una mossa politica volta a impedire a Israele di annettere la Valle del Giordano e gli insediamenti in Giudea e Samaria, sembra un suicidio che oltre tutto potrebbe mettere in seria difficoltà la Giordania che si troverebbe a un bivio: fare come Egitto e Arabia Saudita e disinteressarsi della cosa, oppure interessarsene con il rischio (serio) di cancellare il trattato di pace con Israele con tutto quello che vorrebbe dire in termini economici e di sicurezza del regno.

Si racconta che alcuni leader del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina abbiano addirittura accusato Abu Mazen di lavorare per Hamas. Se nulla può fermare l’annessione israeliana, che senso ha consegnare tutto il resto ai terroristi che tengono già in ostaggio la Striscia di Gaza?

I più lucidi tra i leader palestinesi capiscono che questa è una partita che non solo non possono vincere, ma rischia seriamente di compromettere anche quello che hanno conquistato fino ad ora.