Middle East

Israele-Palestina: il falso problema dei due stati

In queste ore oltre 100.000 palestinesi hanno scritto al Presidente Trump per chiedere che la soluzione dei due Stati non venga abbandonata e che al più presto si garantisca il cosiddetto «diritto alla autodeterminazione» del popolo palestinese.

Ma è veramente la soluzione dei due Stati il vero problema? Onestamente non credo. A parte che nessun israeliano dotato di un minimo di cervello pensa a soluzioni diverse che prevedano una inclusione degli arabi all’interno del sistema israeliano, quindi il problema non si pone. Poi fino ad oggi non è stata la soluzione dei due Stati a frenare le trattative per la creazione di uno Stato palestinese ma sono stati altri fattori, primo fra tutti quello del cosiddetto «diritto al ritorno», un Diritto che dovrebbe riguardare poche centinaia di migliaia di arabi ma che a causa di una deliberata stortura del Diritto Internazionale riguarda invece circa sei milioni di arabi. Questo è uno dei maggiori problemi in quanto blocca qualsiasi negoziato tra israeliani e palestinesi. Fino a quando esisterà quella stortura del Diritto Internazionale che si chiama UNRWA non si arriverà mai a nessuna conclusione.

Il secondo problema, direttamente legato a quello che riguarda la UNRWA, è quello del business degli aiuti ai palestinesi al quale nessuno vuole rinunciare, un business miliardario che coinvolge agenzie ONU, ONG, privati e direttamente l’Autorità Nazionale Palestinese. Questo business senza nessun controllo è uno dei principali motivi per cui i palestinesi non hanno mai fatto nulla per creare realmente un proprio Stato perché farlo vorrebbe dire prendersi quelle responsabilità che uno Stato di Diritto si deve prendere ma che i palestinesi non vogliono in quanto vorrebbe dire non solo rinunciare a quel business ma anche farli uscire da quel limbo in cui si ritrovano e che li vede perennemente nel comodo ruolo delle vittime.

Il terzo problema è quello legato alla dirigenza palestinese. La diffusa corruzione in seno alla Autorità Nazionale Palestinese frena non di poco l’implementazione di qualsiasi progetto di sviluppo della cosiddetta “Palestina”. I palestinesi hanno avuto più aiuti di tutto il continente africano messo insieme, eppure non sono riusciti a creare nulla, nemmeno una scuola (gestite in toto dalla UNRWA con tutto quello che comporta), un ospedale, un sistema di trasporti che favorisca le aziende, una centrale elettrica, un sistema fognario, un acquedotto ecc. ecc. In più occasioni abbiamo fatto notare, anche ufficialmente, la sottrazione di milioni di denaro destinato alla sviluppo palestinese, ottenendo in cambio risposte evasive e incomplete. E’ come se fosse assolutamente normale inviare soldi a pioggia ai palestinesi senza che ne debbano rendere conto. Il risultato è quello di ritrovarsi con milioni di persone che dipendono dagli aiuti internazionali senza nessuna prospettiva per il futuro. I palestinesi non sono vittime della cosiddetta “occupazione israeliana” ma lo sono della loro dirigenza e di una massa di donatori internazionali per nulla interessati al loro sviluppo o benessere.

Il quarto problema, forse il più importante, è quello della mancanza di volontà da parte araba di riconoscere Israele e di vivere accanto ad esso in pace. Non c’è nessun leader arabo-palestinese disposto a rischiare la vita riconoscendo ufficialmente Israele. A parole lo sono tutti ma nei fatti l’odio e la violenza prevale su tutto. Nelle scuole palestinesi si insegna a odiare gli israeliani creando intere nuove generazioni di odiatori intolleranti e, così facendo, mettendo una pietra tombale su qualsiasi ipotesi futura di vivere in pace gli uni accanto agli altri. In sostanza, non c’è nessuna volontà da parte arabo-palestinese di un riconoscimento reciproco. Non c’è mai stata, nemmeno quando si sono firmati gli Accordi di Oslo che nei fatti concedevano agli arabo-palestinesi il 99% delle loro pretese. Ci hanno messo poche ore a mandare all’aria tutto quell’impianto.

Potrei continuare per ore a elencare uno dietro l’altro i problemi che impediscono la soluzione dei due Stati, a partire dalla situazione di Gaza e dalle insanabili divisioni all’interno del mondo arabo-palestinese con Hamas che rifiuta qualsiasi riconoscimento di Israele e lavora palesemente e dichiaratamente per la sua distruzione. Non è quindi quel tipo di soluzione il problema, ma è tutto quello che ne impedisce l’implementazione. Anche le cosiddette “colonie” sono un problema estremamente marginale che potrebbe essere facilmente risolvibile con uno scambio di territori a seguito di trattative dirette. Ma anche in questo caso la dirigenza arabo-palestinese rifiuta qualsiasi colloquio diretto con Israele.

Allora quello dei due stati è solo un falso problema sollevato da una dichiarazione di Donald Trump il quale, probabilmente, ha solamente tratto le logiche conclusioni derivanti da tutta una serie di problemi che sono attribuibili solo al mondo arabo-palestinese e a tutto quell’enorme business che gira attorno ad esso, problematiche che allo stato attuale impediscono di arrivare a quella soluzione agognata (a parole) da tutti.

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