Nonostante il dittatore turco, Recep Tayyip Erdogan, vada dicendo di essere equidistante da ogni tipo di religione e che quindi la Turchia rimane uno Stato laico, come imposto dalla Costituzione, la realtà è decisamente diversa.

Erdogan è la rappresentazione perfetta di un membro della Fratellanza Musulmana. Islamista ortodosso, razzista e contrario alle altre religioni.

E nella sua deriva islamista il rais turco ha trascinato tutto il paese, come conferma una ricerca pubblicata lo scorso anno dall’università Kadir Has di Istanbul da dove emerge che solo l’8,2% dei turchi sarebbe felice di avere un vicino armeno e solo il 10,2% si sentirebbe bene con un vicino greco (ortodosso cristiano).

Anche l’annuale rapporto (2019) della United States Commission on International Religious Freedom (USCIRF) ha confermato che il regime turco continua a discriminare le minoranze religiose, una discriminazione che a volte sfocia in vera e propria violenza come nel caso avvenuto diversi anni fa dell’omicidio del giornalista armeno Hrant Dink o degli omicidi di tre impiegati cristiani (uno tedesco e due turco) della casa editrice Zirve per le loro attività missionarie cristiane, inclusa la distribuzione di copie della Bibbia.

Sono episodi di diversi anni fa ai quali ne sono seguiti tanti altri di minore importanza ma che messi tutti insieme confermano come la Turchia stia seguendo Erdogan nella sua islamizzazione.

Quindi, quando parliamo di Erdogan come una “minaccia islamista” non possiamo non includere anche una buona fetta della popolazione turca che approva l’operato del Sultano e lo sostiene.

Questo non è un fatto di secondaria importanza. Troppo spesso infatti si tende a individuare solo in Erdogan il nemico, quando invece dietro c’è tutto un popolo, o comunque la maggioranza dei turchi.

Non ci vuole molto ad individuare la Turchia di Erdogan come un paese fortemente islamista, basti guardare all’appoggio dato allo Stato Islamico per molto tempo, al fatto che le milizie turche che stanno massacrando i curdi sono composte da ex membri di ISIS e Al Qaeda, o dalla invasiva campagna di proselitismo nei Balcani o dalle mosse strategiche della Turchia in Africa.

Quello che è difficile, almeno per noi occidentali, è capire quello che avviene nel quotidiano turco. I piccoli e grandi episodi di discriminazione verso i cristiani turchi che avvengono ormai a cadenza quotidiana. Sono quelli il vero segno di cosa è diventata in realtà la Turchia di Erdogan.

Un episodio indicativo di questa realtà quotidiana è quello che riguarda l’insegnante Esma BK, indagata lo scorso mese di ottobre per essere cristiana e per portare avanti una attività di proselitismo cristiano.

Esma BK, laureata in teologia, è una insegnante di cultura religiosa in una scuola pubblica nella provincia occidentale di Aydin. L’ufficio del governatore di Aydın ha ammesso che un ispettore stava indagando su di lei a causa di “accuse di attività missionaria cristiana” e che per questo era stata sospesa.

La questione è arrivata addirittura in Parlamento dove Tuma Celik, un membro dell’opposizione, ha presentato una domanda al Ministro dell’istruzione chiedendo perché Esma BK, un funzionario pubblico, fosse stata sospesa. La risposta è stata a dir poco disarmante: “è inaccettabile che una insegnante di cultura religiosa in un paese in cui il 90% delle persone è musulmana non sia essa stessa musulmana”.

Episodi come questi nella Turchia di Erdogan sono ormai quotidiani, quella stessa Turchia che ancora qualcuno vorrebbe portare in Europa.

Noi occidentali ci interessiamo quasi esclusivamente delle grandi questioni geopolitiche che riguardano la Turchia di Erdogan e troppo spesso perdiamo di vista il “quotidiano turco”. Ma è proprio dal quotidiano che si capisce un popolo. Ed è da questa quotidianità che possiamo capire la reale pericolosità della Turchia, non di Erdogan come singolo, ma di tutto il “sistema turco”.