Editoriali

Medio Oriente: ma di quali negoziati tra arabi e israeliani parliamo?

Medio Oriente, Israele (Rights Reporter) – Certo che gli arabi hanno uno strano concetto di negoziati. Parliamo naturalmente della madre di tutti i negoziati, quelli tra Israele e i cosiddetti “palestinesi”, quelli che per intenderci alcuni considerano come “indispensabili” per la pace in Medio Oriente.

Secondo il concetto arabo di negoziati, con Israele il passato deve essere totalmente cancellato, resettato. Decenni di guerre nelle quali gli arabi le hanno prese di santa ragione, diversi tentativi (sempre da parte araba) di cancellare lo Stato Ebraico dalla faccia della terra miseramente falliti, territori persi e poi gentilmente restituiti da Israele ai perdenti arabi, tutto cancellato, anzi no, in perfetto stile arabo viene tutto invertito, come se fosse Israele ad aver perso ogni guerra, ad aver perso territori e quindi a doversi sedere al tavolo delle trattative dalla parte dello sconfitto.

Da decenni ogni volta che israeliani e arabi si siedono a qualsiasi tavolo negoziale non c’è alcun negoziato. Gli arabi presentano semplicemente le loro inaccettabili proposte e pretendono che Israele si pieghi. I negoziati sono tutti qui, cioè non c’è alcun negoziato, come se lo Stato Ebraico fosse lo sconfitto e non il vincitore.

Ora, la vicenda di Gerusalemme e dell’UNESCO ci insegna che gli arabi sono maestri nel riscrivere la storia a loro favore, ma per passare da sconfitti a vincitori, per pretendere di dettare le condizioni invece di subirle ci vuole parecchia fantasia. Un tavolo negoziale a due con dall’altra parte del tavolo gli israeliani non è il consesso dell’ONU ormai in mano agli arabi, è qualcosa che non prevede la riscrittura della storia ma è un luogo dove i rapporti di forza contano e i rapporti di forza in un negoziato vengono determinati dalla situazione sul terreno. Insomma, gli arabi non possono pretendere proprio nulla da Israele, al massimo (ma proprio al massimo) possono chiedere (ma non pretendere) di avere lo stesso peso negoziale degli israeliani.

Invece no, gli arabi non solo pretendono di dettare le loro condizioni a Gerusalemme, pretendono che tali condizioni vengano accettate senza alcun negoziato, senza alcuna discussione, senza alcuna controproposta israeliana. E’ come se sul terreno gli arabi avessero vinto tutto, come se militarmente fossero loro i più forti e Israele si dovesse piegare ai loro assurdi desiderata.

Ora capite perché i negoziati di pace in Medio Oriente sono arenati da anni? Non si tratta di cedere su un punto o sulla cessione di un territorio. I negoziati proprio non ci sono.

Nei giorni scorsi il genero del Presidente Trump, Jared Kushner, è volato nuovamente in Medio Oriente con l’obiettivo di riavviare i negoziati tra israeliani e arabi, ma immancabilmente è andato a sbattere contro il muro della prepotenza araba, contro il muro delle pretese arabe. Si è ripetuto quello che si ripete da decenni, cioè gli arabi non vogliono nessun negoziato ma vorrebbero imporre le loro condizioni come se fossero loro i più forti. Solo che non funziona così e anche il buon Jared Kushner se n’è reso conto. Non ha ancora alzato bandiera bianca ma poco ci manca.

Intanto, giusto per non smentirsi, alla richiesta di interrompere il finanziamento delle famiglie dei terroristi palestinesi avanza proprio da Jared Kushner ad Abu Mazen, il leader arabo ha risposto picche, non smetterà di finanziare il terrorismo. Era una delle pochissime richieste israeliane per riattivare i negoziati.

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