Politica italiana in Libia: ma cosa stanno facendo a Roma?

L’inerzia della politica italiana in Libia rischia di consegnare il nostro più importante partner strategico nelle mani della Francia lasciando all’Italia solo la gestione dei migranti

Mentre la politica italiana in Libia dovrebbe essere – per tanti validi motivi – al centro della politica estera italiana, non sembra che a Roma la cosa interessi molto. L’Italia è letteralmente scomparsa dai tavoli che contano.

Mentre il Primo Ministro libico, Fayez al-Sarraj, lancia una iniziativa di pace sostenuta dalla Gran Bretagna e da altri Paesi europei che vorrebbe portare alla creazione di un forum nazionale e successivamente ad elezioni prima della fine dell’anno, mentre la Francia per curare i propri interessi sostiene sempre più smaccatamente il Generale Khalifa Haftar, a Roma non si muove foglia.

Eppure l’Italia ha considerevoli interessi in Libia, a partire dal petrolio fino al problema delle migrazioni che non può essere bloccato senza la collaborazione di Tripoli.

Il Ministro degli esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, non si è mai recato in Libia (su questo punto vedi la rettifica a fondo articolo). Si è limitato a ricevere delegati ONU e qualche politico libico per parlare più che altro del problema migratorio, ma gli interessi italiani in Libia sono ben altri rispetto al pur importante problema delle migrazioni.

Si ha l’impressione che alla Farnesina siano confusi sul da farsi. Ufficialmente l’Italia appoggia il Governo del Primo Ministro Fayez al-Sarraj, riconosciuto anche dall’ONU, ma in molti sostengono che sia la via sbagliata e che invece Roma dovrebbe porre maggiore attenzione al Generale Haftar, se non altro per toglierlo dall’area di influenza francese.

L’Italia conosce profondamente la realtà libica, ha contatti (o aveva) con le maggiori tribù libiche e in un recente passato aveva usato questa sua conoscenza proprio per impostare una linea politica volta a salvaguardare gli interessi italiani.

Sotto questo aspetto l’ex ministro degli interni italiano, Marco Minniti, aveva fatto un lavoro eccezionale incontrando uno per uno i capi tribù. Ora quell’eccellente lavoro sembra buttato alle ortiche a causa della inerzia della Farnesina e dello stesso Ministero degli interni, come se quello che avviene in Libia non fosse un interesse dell’Italia.

Invece se c’è un paese veramente strategico per il nostro Paese questo è proprio la Libia e la recente offensiva su Tripoli portata avanti dal Generale Haftar con il palese sostegno francese (ed egiziano), rischia di tagliare fuori Roma da tutti i giochi e dai tavoli che contano.

La politica italiana in Libia è chiaramente in stallo, non sa che pesci pigliare. I contatti con le tribù sono interrotti, il sostegno ad al-Sarraj non è decisivo, i contatti con Haftar sono inesistenti, non vengono implementate contromosse per fermare l’aggressiva politica francese volta chiaramente a prendere il posto dell’Italia nel colossale mercato libico del petrolio, una politica per altro chiaramente ostile a Roma che meriterebbe ben altre attenzioni e risposte.

Insomma, alla Farnesina stanno dormendo mentre la Libia è sempre più nel caos e oltre al problema del controllo del mercato del petrolio, vi sono qualcosa come 800.000 persone pronte a partire per l’Italia.

E se a Roma pensano di risolvere tutto con colloqui per interposta persona, senza mai mettere piede in Libia o con decreti legge interni volti a bloccare gli sbarchi e non le partenze, allora qualcosa non funziona nel Governo italiano e sarebbe bene porvi rimedio il prima possibile. Non possiamo lasciare a Parigi il controllo di quello che avviene in Libia perché rischiamo seriamente di perdere il controllo della più importante aerea di influenza strategica del nostro Paese.

Rettifica: in realtà il Ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, si è recato due volte in Libia, una volta a Tripoli e una volta a Bengasi, quindi l’affermazione che “non si è mai recato in Libia” non è corretta.