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Per un europeista convinto come me constatare che la UE continua imperterrita nella sua politica di sostegno indiretto ad Hamas è davvero un brutto colpo. Non sto parlando di sostegno finanziario, su quello sono aperte diverse diatribe che riguardano la UE che andranno chiarite, sto parlando della totale immobilità e del silenzio-assenso sulle provocazioni nei confronti di Israele che vanno avanti ormai da diverse settimane.

In due mesi a Bruxelles non hanno trovato un minuto per condannare senza ambiguità il lancio di centinaia di missili, di palloni e aquiloni incendiari contro il sud di Israele, veri e propri attacchi terroristici contro la popolazione civile (sono stati presi di mira persino gli asili) che stanno portando inesorabilmente verso la guerra. In compenso ieri alla Mogherini sono bastati pochi secondi per condannare una legge votata dal Parlamento israeliano che, giusta o sbagliata che sia, è il frutto di un processo democratico sul quale la UE non ha nessun titolo a pronunciarsi.

In una lettera pubblicata ieri sul Washington Post a firma Jared Kushner, Jason Greenblatt e David Friedman, cioè dai tre inviati dal Presidente Trump in Medio Oriente per affrontare tutto il ventaglio di problematiche che riguardano la regione, si afferma che «la leadership di Hamas sta continuano inutilmente a prolungare la sofferenza del popolo palestinese di Gaza».

I tre inviati del Presidente Trump non parlano senza cognizione di causa e affermano: «nonostante i miliardi di dollari investiti a vantaggio dei palestinesi di Gaza negli ultimi 70 anni, il 53% della popolazione vive al di sotto del livello di povertà e il tasso di disoccupazione è al 49%».

E ci mettono poco a trovare i responsabili di tutto questo, anche perché l’evidenza dei fatti è così palese che solo chi è in malafede non vede la verità. «I palestinesi di Gaza sono bloccati in un circolo vizioso in cui la leadership corrotta e piena di odio ha provocato conflitti che hanno ridotto le opportunità (di sviluppo n.d.r.) e aumentato la povertà e la disperazione».

Quanto mi sarebbe piaciuto sentire queste parole dall’Unione Europea, quanto mi sarebbe piaciuto che la UE avesse condannato Hamas non solo per quello che sta facendo negli ultimi tempi con l’intenzione di trascinare Israele in una nuova guerra, ma anche per quello che ha fatto in passato portando la Striscia di Gaza all’attuale disastrosa situazione. Invece la UE continua ad essere ambigua oltre che silente, fornendo ad Hamas una ragione per continuare a cercare il confronto armato con Israele invece di pensare al benessere della popolazione di Gaza.

La guerra incombe e sarà un disastro

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Parliamoci chiaro, nessun Paese al mondo avrebbe sopportato quello che ha dovuto sopportare Israele (in particolare il sud del Paese) negli ultimi mesi. Netanyahu, che ha senza dubbio le sue ragioni per cercare di evitare un’altra guerra con Hamas, viene sempre più spesso criticato per la sua “tiepida reazione”. Non so quanto ancora potrà reggere alle pressioni interne prima di cedere a chi chiede un “duro e definitivo” intervento contro i terroristi palestinesi. Oggi scade l’ultimatum ad Hamas affinché interrompa gli attacchi, ma a quanto sembra proprio per oggi i terroristi che tengono in ostaggio la Striscia di Gaza hanno organizzato una protesta massiccia prevedibilmente costellata di altre violenze. Sarebbe la goccia che fa traboccare il vaso. La guerra sarebbe quasi inevitabile e per la popolazione di Gaza, che come sempre verrà usata da Hamas come scudo umano, sarà un disastro.

Poteva essere evitato tutto questo? Forse si. Se la UE invece di mantenere il profilo ambiguo che ha sempre tenuto nei confronti dei terroristi palestinesi avesse condannato fermamente gli attacchi contro Israele e minacciato il taglio di tutti i fondi oltre a sanzioni anche verso chi arma i terroristi, forse Hamas ci avrebbe pensato due volte prima di andare a cercare un nuovo conflitto. Se l’Unione Europea la smettesse di considerare Hamas alla stregua di un interlocutore invece che come un gruppo terrorista, forse questa guerra che appare sempre più inevitabile si sarebbe potuta evitare.

Invece oggi siamo ancora qui a guardare preoccupati per l’ennesima volta a quello che combinerà Hamas lungo i confini tra Israele e Gaza nella speranza che i fatti non precipitino.

E allora, se tutto dovesse precipitare, vedremo come si comporterà l’Unione Europea, vorrò vedere se da europeista convinto quale sono dovrò temere più i nemici esterni oppure dovrò constatare che i veri nemici della UE sono quelli che siedono ai suoi vertici.