Middle East

Turchia: violenze da regime nazi-islamico. E l’Europa tace

turchia-proteste-contro-erdoganOrmai è evidente a tutti, in Turchia c’è un regime nazi-islamico che reprime con violenza qualsiasi manifestazione pacifica di dissenso, che nelle ultime settimane ha censurato internet, ha messo il bavaglio alla magistratura che indagava su uno scandalo di corruzione che implicava le più alte sfere del regime, compreso Erdogan, e che ormai di laico ha ben poco.

L’ennesima prova si è avuta ieri quando migliaia di giovani turchi sono nuovamente scesi in piazza nel centro di Istanbul  per protestare contro la recente legge che in sostanza censura internet e si sono visti attaccare dalla polizia antisommossa, un attacco senza pietà a base di gas lacrimogeni e urticanti, cannoni ad acqua e manganellate, con i manifestanti inseguiti anche dentro i locali e nelle viuzze laterali del centro dove si è assistito a pestaggi selvaggi e ad arresti arbitrari. A chi cercava di riprendere o fotografare le proteste e la durissima repressione della polizia veniva attaccato dagli agenti antisommossa e le telecamere, telefonini e macchine fotografiche distrutte seduta stante.

Eppure, se uno guarda i media europei, di quanto sta accadendo in Turchia non vi è traccia o ci sono solo piccoli accenni, come non c’è traccia di una seppur minima reazione dell’Unione Europea che ancora punta deliberatamente a far entrare questo regime nazi-islamico in Europa. Tutti zitti sui giornalisti arrestati, zitti sulla censura a internet, zitti anche sulle centinaia di feriti che si sono avuti nelle ultime settimane.

Pensate a cosa sarebbe successo se per assurdo una cosa del genere fosse accaduta in Israele. I titoli si sarebbero sprecati, la Ashton sarebbe volata a Gerusalemme e l’Europa avrebbe fatto sentire la sua voce con veemenza minacciando boicottaggi a destra e a manca. Invece con il nazismo islamico e corrotto di Erdogan vige la legge del silenzio. Addirittura tutti zitti anche sulla occupazione militare turca di uno Stato che fa parte della stessa Unione Europea, Cipro.

E’ il doppio standard dell’Unione Europea, danno addosso alle democrazie e accolgono a braccia aperte i regimi nazi-islamici. E poi si lamentano se la gente è stanca di questa massa di burocrati super pagati che è l’Unione Europa.

Sharon Levi

Tags

Related Articles

2 Comments

  1. L’Europa è troppo eccitata dall’aver definitivamente superato l’imbarazzo di Auschwitz-Birkenau e poter nuovamente attaccare apertamente gli Ebrei con boicottaggi, per occuparsi degli islamici, cioè gli alleati dei storici ed eredi dei nazisti.
    In Italia, poi, dove si riqualifica il passato fascista, quelli alleati di baffetto, e si paragonano ai partigiani i volontari repubblichini che si batterono con l’invasore nazista straniero, ovviamente preferiscono recarsi in chador a leccare le babbucce agli ayatollah e tacere sui crimini islamici.
    Vuoi mica che si crei nel pubblico la percezione che magari lo Ius Soli non è un’idea cosí geniale anche dato l’apertamente dichiarato “Jihad degli uteri”, con il quale i siti islamici apertamente si propongono di conquistare le terre degli infedeli?

  2. A proposito di ius soli.
    In una situazione astratta- vale a dire in una situazione che si prevede stabile anche nel futuro e nella quale l’immigrazione fosse un fatto sporadico- non c’ é dubbio che l’applicazione dello ius soli sarebbe accettabile e condivisibile da tutti.
    Basti pensare al diritto immediato all’appartenenza -in tutti i sensi – alla nazione in cui si nasce e si risiede, che in tal modo si garantirebbe ai figli degli immigrati stabili che nascono in Italia.
    Bambini e giovani che conoscono soprattutto l’Italia, che parlano italiano , che studiano con i nostri figli nelle stesse scuole, e che sarebbe singolare che debbano percepire se stessi come portatori di diritti minori rispetto ai figli degli italiani.
    In tale chiave sarebbe comunque strano che si attribuisse la cittadinanza ai figli, senza darla contemporaneamente anche ai loro genitori.
    Questo in una situazione astratta – nel senso di cui sopra- e secondo i criteri di un’etica dei principi (i nostri ), che comunque – va precisato- attualmente vengono soddisfatti con la concessione della cittadinanza dopo un certo tempo, anche senza ius soli.
    Peraltro, l’attuale situazione garantisce agli immigrati (certamente quelli regolari ) tutti gli altri diritti, riferiti per esempio al Welfare,all’istruzione alla libertà di culto, di espressione ecc.
    L’Italia, però, come anche gli altri Paesi europei, non é oggetto di una migrazione sporadica,ma soprattutto questa migrazione riguarda popoli , con caratteristiche culturali non direttamente assimilabili a quelle degli europei.
    Questa diversità innegabile riguarda sicuramente tutti gli immigrati di religione islamica, che sono la gran parte.
    Quindi che fare?
    E’ opportuno applicare la nostra etica dei principi, applicando incondizionatamente lo ius soli a chi nasce in Italia fin dal momento della nascita e “risolvere “ così il problema senza pensare alle conseguenze?
    Conseguenze come per esempio l’impulso ad una ulteriore crescita dell’immigrazione, che metterebbe in crisi qualunque paese?
    E perché poi questo diritto di cittadinanza non dovrebbe valere anche per chi viene portato in Italia quando é ancora bambino oppure minorenne?
    Anche questo sarebbe etico, sempre secondo la stessa etica dei valori cui si ispira lo ius soli, che non può essere scollegato da questi come un semplice feticcio!
    Mi sembra che coloro che sostengono lo ius soli vogliano contro ogni evidenza empirica affermare l’inesistenza di problemi di integrazione oppure la loro risolvibilità attraverso il mero piano giuridico della concessione di tutti i diritti previsti per gli italiani autoctoni.
    Il semplice godimento di questi diritti- secondo costoro- educherebbe automaticamente tutti gli immigrati alla interiorizzazione dei principi etici che stanno alla base di un qualunque ordinamento giuridico.
    E dico questo senza confondere il diritto con la morale, confusione che per esempio sta alla base della cultura islamica, che non capisco come possa essere definita da qualcuno laica o laicizzabile, senza colpo ferire.
    Mi sembra pertanto ovvio che l’ integrazione sia un processo più complicato, soprattutto se riguarda gruppi e persone , che si regolano e trasmettono ai figli -sia come esempio che come norme esplicite – principi in contrasto con i principi delle popolazioni ospitanti o accoglienti.
    Chi crede nell’integrazione attraverso le tesi del multiculturalismo evidentemente ritiene di avere poco o nulla da perdere, oltre a privilegiare “immoralmente” il diritti di ogni cultura sui diritti delle persone stesse degli immigrati, per come dovremmo percepirli.
    I sostenitori del multiculturalismo “spontaneo” ( l’unico che si conosca) non hanno a cuore neppure i principi di tolleranza e i diritti dell’uomo di cui affermano di essere gli alfieri.
    A costoro manca certamente l’etica della responsabilità, che non é in contrasto con l’etica dei principi, ma che, insieme ai principi, si fa carico anche delle conseguenze prevedibili delle nostre scelte.
    E invece é proprio questa l’etica che in ogni situazione dovrebbe fornire i nostri criteri regolativi.
    E proprio allo scopo di essere etici e razionali.

Close