Etichettatura dei prodotti israeliani: la UE arrogante viola il Diritto internazionale

La UE con l’introduzione a breve della etichettatura/marchiatura dei prodotti israeliani provenienti dalla West Bank viola il Diritto Internazionale. A sostenerlo è il politico olandese Bastian (Bas) Belder il quale fa notare come la UE non abbia usato lo stesso sistema con i prodotti provenienti dal Sahara occidentale occupato dal Marocco o dalla parte occupata di Cipro, invasa dalla Turchia. Non solo, Bastian (Bas) Belder parla di “atto palesemente discriminatorio” nei confronti di Israele e questo viola sia il Diritto Internazionale che diverse convenzioni europee.

Respinge le accuse mosse all’Europa da Bastian (Bas) Belder, l’attuale ambasciatore europeo in Israele, Lars Faaborg-Andersen, il quale intervistato da Arutz Sheva nega che la decisione di etichettare/marchiare i prodotti israeliani provenienti dalla West Bank sia “una decisione politica” ma sarebbe una “questione tecnica”.

Secondo Andersen «la decisione di etichettare i prodotti provenienti dalla West Bank è una decisione che risale al 2012 ed è una scelta tecnica prettamente giuridica che non si presta a trattative con Israele». Secondo Andersen «è una questione di Diritto, il Diritto dei consumatori europei ad essere informati sulla provenienza dei prodotti che acquistano», Diritto che però molto stranamente viene applicato solo contro Israele come fa notare anche il professor Eugene Kontorovich della Northwestern University.

A dare man forte ad Andersen è l’ambasciatore francese in Israele, Patrick Maisonnave, il quale sempre intervistato da Arutz Sheva afferma che «la scelta di etichettare/marchiare i prodotti israeliani provenienti dalla West Bank è la logica conseguenza di una dichiarazione del Parlamento Europeo che considera illegali gli insediamenti». E quando i giornalisti di Arutz Sheva gli fanno notare che i primi a essere danneggiati da questa scellerata scelta europea sono i lavoratori palestinesi l’ambasciatore francese svia la domanda e parla di “un danno limitato per l’economia israeliana” ma non dei danni sui lavoratori e sulla economia palestinese. Danni che invece ci sono e piuttosto importanti, aggravati oltre tutto dalla attuale ondata di violenza palestinese che sta investendo i cittadini israeliani. Stime esatte ancora non ce ne sono, ma si pensa che saranno qualche migliaio le famiglie palestinesi che perderanno gli introiti derivanti dal lavoro svolto nelle aziende israeliane che producono nella West Bank rimanendo senza alcuna entrata finanziaria. Se questo è il modo europeo di aiutare i palestinesi…

Scritto da Sarah F.

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