I primi sconfitti nelle elezioni in Israele sono i palestinesi

In queste ore nelle quali in Israele si stanno tirando le somme sui risultati delle recenti elezioni dove appare chiara la vittoria della coalizione di destra guidata dal Likud di Netanyahu, si parla poco dei veri sconfitti: i palestinesi.

La questione palestinese è stata totalmente ignorata durante la campagna elettorale. Non era mai successo prima dove, anzi, proprio la questione palestinese era sempre stata al centro del dibattito politico e delle divisioni tra destra e sinistra.

Forse questa è stata la vera vittoria politica di Benjamin Netanyahu che è riuscito a mettere nell’angolo dell’inutilità tutto quanto riguarda i rapporti tra Israele e gli arabi cosiddetti “palestinesi”.

I nomi di Mahmud Abbas (Abu Mazen), della Autorità Palestinese (AP) e della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) non sono stati quasi mai pronunciati se non dalla sinistra israeliana che non per niente è stata surclassata, considerando che il partito Blue and White di Benny Gantz, che tutti davano accreditato alla coalizione di centro-sinistra e che ha preso gli stessi seggi del Likud, di sinistra proprio non è.

I palestinesi con il loro codazzo di dispetti e rivendicazioni impossibili, sono stati semplicemente cancellati dal dibattito politico israeliano. Nessuno parla più nemmeno della soluzione a due stati, come se quella formula non ci fosse mai stata o fosse stata semplicemente superata dagli eventi.

La questione palestinese è riemersa solo in due occasioni, quando si è parlato di Hamas e della Striscia di Gaza, un mondo ormai a parte e che come tale viene trattato, e quando Netanyahu ha promesso che in caso di vittoria avrebbe annesso gli insediamenti in Giudea e Samaria.

Per il resto è come se la questione palestinese non fosse mai esistita, come se gli israeliani avessero capito che ormai tutto quello che riguarda gli arabi non è più di loro interesse o, comunque, non è un interesse primario.

Persino gli arabi israeliani non hanno votato il loro partito, Ta’al, che insieme ad Hadash ha ottenuto appena sei seggi. In molti hanno preferito sostenere Benny Gantz, visto come l’unico che potesse arginare Netanyahu.

La vera novità uscita dalle elezioni in Israele è questa: la questione palestinese non è più tra le priorità dello Stato Ebraico e nemmeno tra quelle degli stessi arabo-israeliani.

Questa forse è la sconfitta più cocente per il vecchio Abu Mazen, più ancora della vittoria dell’odiato Netanyahu, perché essere messi nell’angolo dell’inutilità e della totale inconsistenza, letteralmente ignorati dalla politica israeliana, vuol dire perdere buona parte, se non tutta, l’influenza che la questione palestinese aveva (anche indirettamente) sulla vita dello Stato Ebraico.

Questo vuol dire che la questione palestinese è ormai chiusa? Naturalmente no. Gli arabi hanno mille modi per far parlare di se e mille alleati in occidente e all’ONU pronti a non farli scomparire.

Ma quello che arriva dalle elezioni israeliane è un messaggio molto forte per l’Autorità Palestinese e per Abu Mazen, un messaggio che dice che la questione palestinese è in dirittura d’arrivo e che, in attesa di leggere il piano americano, è ormai finita in un imbuto dal quale può uscirne dignitosamente oppure semplicemente scomparire.