Il teorema turco: i piani di Erdogan per il Medio Oriente e Israele

Quando Erdogan dice di voler attaccare Israele non lo dice per motivi elettorali, non ne ha bisogno. Lo dice perché quella è una sua reale intenzione, un obiettivo della Fratellanza Musulmana. Ecco come si prepara a farlo volando sotto i radar come un buon Fratello Musulmano

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Franco Londei - Editor

Prima di iniziare la mia umile analisi, vorrei premettere alcune cose sul dittatore turco, Recep Tayyip Erdogan, per aiutare chi non lo conoscesse a decifrare quello che poi andrò a scrivere.

  1. Erdogan non è un leader democratico, forse non sarà un vero e proprio dittatore come lo definì Mario Draghi, ma ci va molto vicino. Diciamo che oggi la Turchia è una autocrazia che poi equivale a una dittatura travestita.
  2. Da quando è al potere (tra la carica di Primo Ministro e quella di Presidente dal 2003 a oggi, cioè circa 23 anni) ha trasformato la Turchia dall’essere una democrazia laica dove per Costituzione la laicità dello Stato veniva garantita dall’esercito, ad una teocrazia/autocrazia islamica dove l’esercito (revisionato, rimodellato ed epurato dopo il finto golpe del 2016) è ciecamente agli ordini di uno dei maggiori leader della Fratellanza Musulmana.
  3. Erdogan è uno degli sponsor di Hamas, cioè del gruppo terrorista islamico palestinese responsabile dell’attacco del 7 ottobre 2023 che fino ad oggi ha tenuto in ostaggio la Striscia di Gaza. Hamas ha la sede dei suoi uffici politici – da dove organizza attentati – in Turchia e precisamente a Istanbul.
  4. In più occasioni Erdogan ha minacciato di muovere guerra a Israele tanto che ormai da tempo sta preparando l’opinione pubblica turca alla guerra con lo Stato Ebraico.

Le mosse di Erdogan in Siria

Da diversi anni Erdogan sta tentando di avvicinarsi fisicamente a Israele, in modo da annullare la supremazia tecnologica israeliana e far valere quella numerica turca. Il colpo migliore che secondo me gli è riuscito è stato quello di mettere a capo della Siria del dopo Assad un asset della Fratellanza Musulmana come Ahmad al-Shara, ex Al Qaeda in Iraq ed ex ISIS, riciclatosi poi nel Governo di salvezza siriano e autoproclamatesi Presidente della Siria. Al-Shara, con il nome di Abu Muhammad al-Jawlani, ha guidato prima il gruppo Jabhat al-Nusra e successivamente Hayat Tahrir al-Sham, tutti gruppi che per anni hanno ricevuto sostegno occulto (ma nemmeno tanto) dalla Turchia.  

I Ministri della Difesa di Turchia e Siria hanno siglato importanti intese di cooperazione in materia di addestramento e consulenza militare. L’accordo quadro prevede che Ankara fornisca supporto e armamenti al nuovo assetto istituzionale siriano, nel tentativo di stabilizzare i confini comuni e favorire la ricostruzione dello Stato. Nonostante le smentite di Ankara, i turchi hanno una discreta presenza militare in Siria. Qualche giorno fa l’aviazione israeliana ha bombardato la base aerea siriana di Abu Duhur perché fonti di intelligence sul terreno avevano confermato che la Turchia intendesse trasformare quell’aeroporto militare in un avamposto turco.

Dopo l’attacco il ministro degli Esteri siriano Asaad Al-Shaibani ha prima negato che la Turchia intendesse istituire una base militare ad Abu Duhur per poi precisare che «la Siria è uno Stato sovrano e ha il diritto di stabilire relazioni di cooperazione e alleanza con qualsiasi paese, compresa la Turchia». E su questo purtroppo ha ragione e non so se Israele possa opporsi in qualche modo visto anche che in questo momento Erdogan sembra riscuotere le simpatie di Trump (chissà come mai).

Le manovre per entrare a Gaza

Se la mossa in Siria sembra in parte riuscita, il tentativo di “infilarsi” a Gaza per il momento rimane bloccato alle intenzioni. La Turchia punta ad accreditarsi come il principale protettore politico e militare dei palestinesi, ma per farlo deve espandere la propria influenza geopolitica sulla Striscia di Gaza.

Quale strategia per Gaza?

  1. Forza di interposizione: Erdogan punta a che l’esercito turco faccia parte della forza di stabilizzazione e di interposizione a Gaza che rientra nei piani del Board of Peace. Fino ad oggi questa idea ha trovato la netta opposizione di Israele ed Egitto
  2. In alternativa la creazione di una forza d’interposizione islamica a Gaza sostenuta da osservatori internazionali per fare pressione militare e diplomatica su Israele
  3. Legittimazione di Hamas come movimento politico e di resistenza
  4. Forzatura del blocco navale su Gaza con navi turche, anche scortate da navi militari. Letteralmente una sfida aperta alla marina israeliana
  5. Aiuti umanitari gestiti dalla IHH una ONG turca legata direttamente alla Fratellanza Musulmana e molto presente in teatri come la Somalia, che fa politica apertamente e senza pudore, addirittura raccoglie fondi per i terroristi, ma soprattutto fa intelligence per i militari. Eppure viene considerata una tra le più importanti “organizzazioni umanitarie” del mondo. Nelle intenzioni di Erdogan la IHH andrebbe a sostituire la UNRWA.

La NATO islamica

I primi di agosto la Turchia, il Pakistan e l’Arabia Saudita hanno siglato un accordo di difesa in base al quale un attacco contro uno dei tre paesi sarà considerato un attacco contro tutti e tre. La Turchia ha il secondo esercito più grande della NATO, il Pakistan possiede armi atomiche (unica potenza atomica islamica) e l’Arabia Saudita possiede fondi praticamente illimitati.

Ad unire le tre potenze regionali c’è la fede sunnita, anche se l’Arabia Saudita è wahabita e considera fuorilegge la Fratellanza Musulmana (ma forse ha cambiato idea). Poi c’è l’avversione (chiamiamola così) verso Israele. Arabia Saudita e Pakistan avevano già stretto un patto simile. L’ingresso della Turchia, alla quale quasi sicuramente seguiranno Qatar e Somalia, porta questa alleanza islamica ad un altro livello di pericolosità.

Le armi prodotte dalla Turchia

La Turchia ha completato una profonda trasformazione industriale, passando dall’importazione quasi totale di armamenti allo sviluppo di una filiera tecnologica autonoma in grado di competere a livello globale, con esportazioni record nel settore della difesa.

I principali sistemi d’arma che la Turchia produce o ha pianificato di produrre si dividono in cinque categorie strategiche:

Aeronautica di Quinta Generazione e droni d’attacco

  • TAI KAAN: È il fiore all’occhiello dell’industria nazionale, un caccia stealth multiruolo di 5ª generazione. Dopo i primi voli di test, l’Aeronautica turca ha firmato un contratto per l’acquisizione del primo lotto di 20 caccia KAAN, destinati a sostituire la flotta di F-16. Il jet è progettato per agire in coordinazione con i droni.
  • Bayraktar TB2 e TB3: Prodotti da Baykar, sono i droni tattici MALE (Medium Altitude Long Endurance) più famosi ed esportati al mondo. La versione TB3 è progettata specificamente per decollare e atterrare su navi a ponte corto
  • Bayraktar Kızılelma: Un velivolo da combattimento senza pilota (UCAV) stealth a reazione. Pensato per agire come “loyal wingman” dei caccia con pilota, le prime consegne operative sono programmate

Difesa aerea e guerra elettronica

  • Steel Dome (Çelik Kubbe): È l’ambizioso progetto per creare uno scudo di difesa aerea multistrato integrato dall’intelligenza artificiale. Sviluppato da Aselsan e Roketsan, mira a proteggere l’intero spazio aereo turco entro il 2030 integrando radar, sistemi di guerra elettronica e batterie missilistiche
  • Sistemi d’arma HISAR e SIPER: Sistemi missilistici di produzione nazionale per la difesa aerea a corto, medio e lungo raggio, che formano l’ossatura dello Steel Dome.

Missilistica e deterrenza strategica

  • Missili Ipersonici: Roketsan sviluppa vettori ad altissima tecnologia, incluso il primo missile ipersonico di produzione domestica.
  • Tayfun e Yilderimhan: Programmi per missili balistici a corto e lungo raggio. Il progetto top-secret Yilderimhan punta a sviluppare un vettore strategico a lunghissimo raggio per garantire ad Ankara una totale autonomia di deterrenza
  • ATMACA: Missile da crociera antinave a lungo raggio che sostituisce progressivamente i sistemi statunitensi Harpoon a bordo della flotta turca

Forze navali e droni di superficie

  • TCG Anadolu: La prima “nave porta-droni” al mondo, una unità d’assalto anfibio (LHD) riconfigurata per imbarcare stormi di droni armati (come il TB3) e velivoli leggeri.
  • Programma MILGEM (Fregate classe Istanbul): Un progetto interamente nazionale per la costruzione di corvette e fregate stealth di ultima generazione, già vendute anche a partner internazionali.
  • Sciami di droni marittimi kamikaze: La Turchia sta acquistando 100 droni navali di superficie (USV) esplosivi monouso per attacchi di sciame coordinati e la difesa costiera autonoma

Mezzi corazzati terrestri

  • Altay: Il primo carro armato da combattimento principale (MBT) pesante interamente turco, sviluppato da BMC con sistemi elettronici Aselsan, entrato nella fase di produzione di massa per rimpiazzare i vecchi tank di origine occidentale

Perché Erdogan è veramente pericoloso

Quando parliamo di Erdogan dobbiamo pensare prima di tutto a cosa rappresenta e poi a come ragiona chi rappresenta. Erdogan è un Fratello Musulmano e adotta in toto, sia in Turchia che fuori, la “teoria della gradualità” che è il segno distintivo della Fratellanza Musulmana. Apparentemente amico dell’occidente, membro importante della NATO, si è insinuato in ogni contesto utile al suo scopo, che rimane il grande califfato.

Oggi, nonostante i problemi di bilancio, la Turchia è indiscutibilmente una potenza regionale in Medio Oriente, forse addirittura superiore all’Iran. E questa potenza regionale ha messo nel mirino Israele. Si sta posizionando in modo che quando sarà necessario ogni cosa sarà al suo posto. I droni, i missili, gli aerei di quinta generazione, le centinaia di migliaia di soldati ben addestrati e armati.

L’intelligence israeliana sono anni che lancia l’allarme considerando, giustamente, la Turchia pericolosa almeno quanto l’Iran, se non di più.

Fino a qualche tempo fa si lanciavano allarmi sulla presenza iraniana in Siria, al confine con Israele. Si parlava di quanto fosse pericoloso per lo Stato Ebraico avere la forza Quds dell’IRGC a pochi metri dalle postazioni israeliane. Oggi in quelle posizioni ci sono i turchi. Forse non ancora i militari, anche se Erdogan può contare su migliaia di ex ISIS che possono facilmente confondersi con gli uomini di al-Shara, ma di sicuro l’intelligence e le avanguardie. Netanyahu o chiunque venga dopo di lui dovrà fare i conti con questo nuovo/vecchio pericolo potenziato come non mai.

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Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Vai al mio profilo completo