L’Islam sta vincendo. USA e UE accondiscendenti. Solo Israele resiste

Iran e Turchia stanno dettando l’agenda in Medio Oriente senza che nessuno gli si opponga. Solo Israele rimane a difendere la civiltà occidentale

L’Islam sta vincendo. L’espansionismo islamico ben rappresentato da quello che stanno facendo Turchia e Iran senza che nessuno, a parte Israele, vi si opponga seriamente è li a dimostrarlo in maniera indelebile.

Persino quella che fino a ieri veniva considerata la più grande potenza del mondo, gli Stati Uniti, sembrano intimoriti e restii ad opporsi ai piani di conquista di questi due regimi islamici che si stanno letteralmente spartendo il Medio Oriente (e l’Africa).

Anzi, non è chiaro se l’atteggiamento americano sia il frutto di qualche timore o di semplice menefreghismo dettato da un freddo calcolo politico.

Ormai da anni l’Iran opera quasi indisturbato in Siria, Libano e Iraq dove proprio di recente ha spostato migliaia di uomini con il pretesto di proteggere i pellegrini sciiti.

Ieri la Turchia ha “finalmente” potuto iniziare il massacro a lungo agognato dei curdi siriani vigliaccamente abbandonati nelle mani sanguinarie di Erdogan da un politica americana a dir poco psicopatica che in colpo solo ha messo in allarme tutti gli alleati regionali dell’America che hanno capito di non potersi fidare di Washington.

Tornano in mente tutti quelli che nell’elezione di Donald Trump avevano visto una specie di faro contro l’espansionismo islamico, in particolare quello iraniano, dopo un decennio di politica obamiana che invece aveva fatto dell’accondiscendenza verso l’Islam una linea politica.

Beh, tirate dentro le bandiere americane. Trump non è poi così diverso da Obama, anzi, é sotto la sua presidenza che l’Iran ha raggiunto il punto massimo della sua espansione in Medio Oriente arrivando addirittura ad attaccare impunemente l’Arabia Saudita. Gli iraniani si sono pure presi la soddisfazione di sbeffeggiare apertamente Trump senza che quest’ultimo abbia proferito parola.

Certo, non siamo ai livelli raggiunti con Obama che addirittura spiava le mosse israeliane contro l’Iran, ma la fiducia verso Donald Trump è decisamente calata tra i suoi alleati rispetto ai bei tempi in cui trasferiva l’ambasciata americana a Gerusalemme (che rimane ancora l’unica cosa fatta da Trump).

Tant’è, l’Iran che rappresenta l’Islam sciita e la Turchia che rappresenta quello sunnita della Fratellanza Musulmana, diverso da quello wahabita saudita, stanno imponendo al mondo la loro agenda. E né Trump né Putin, additati dai loro fan come gli unici ostacoli all’espansionismo islamico, stanno facendo nulla per impedirlo.

Possiamo dire che Trump sta sbagliando tutto senza incorrere nel reato di lesa maestà? Possiamo dire che l’autorizzazione, implicita o meno, data ad Erdogan di attaccare i curdi è solo l’ultimo di una serie di errori in politica estera che stanno consegnando il Medio Oriente ai peggiori regimi islamici? Possiamo dire che mai come ora gli Stati Uniti sono apparsi così deboli e incapaci di incidere nel delicatissimo panorama mediorientale?

Si dirà, o meglio, i sostenitori di Trump diranno che il Presidente americano in campagna elettorale aveva promesso un massiccio disimpegno americano dall’area e che in fondo sta rispettando quella promessa.

È giusto e persino legittimo. Ma non credo che all’epoca di quella promessa ci fosse una minaccia islamica così marcata. Le cose cambiano e quando succede il capo della più grande potenza mondiale non può esimersi dal cambiare le sue politiche. Essere il Presidente degli Stati Uniti comporta una certa responsabilità verso il resto del mondo.

E così l’unico che come sempre si oppone ai piani di conquista islamica resta il piccolo Stato di Israele.

Certo, gli israeliani sono di fronte ad una minaccia esistenziale e prima che difendere il mondo devono pensare a difendere se stessi. Ma non si può non notare che dall’esistenza di Israele dipende anche la preservazione della civiltà occidentale.

Gli Stati Uniti e l’Europa sono troppo accondiscendenti, la Russia ha i suoi interessi geopolitici da difendere per fare qualcosa contro l’espansionismo islamico. Israele ancora una volta è da solo di fronte a questa minaccia sin troppo sottovalutata.

Fino a ieri c’erano anche i curdi a difendere il fortino della civiltà occidentale, lo hanno già fatto sconfiggendo l’ISIS al posto nostro, ma sono stati vigliaccamente venduti sull’altare della realpolitik.

Iran e Turchia stanno sostituendo l’ISIS e non è una buona notizia. In Israele sono anni che lo dicono inascoltati. Ora il quadro è più che evidente.

Mai come ora Israele rimane l’unico baluardo di fronte all’impressionante espansionismo islamico, eppure continua ad essere attaccato da ogni dove e con qualsiasi scusa anche da coloro che dovrebbero essergli amici.