Medio Oriente: la difficile situazione di Israele spiegata in tre punti

22 Ottobre 2018

Israele è a una svolta, deve decidere cosa fare con le fabbriche di missili di Hezbollah in Libano, deve decidere cosa fare con la presenza iraniana in Siria protetta dall’ombrello russo, deve decidere cosa fare con Hamas nella Striscia di Gaza, il tutto ben sapendo che è da solo a dover prendere queste gravi decisioni visto che l’alleato americano sembra sparito dalla scena mediorientale mentre la Russia diventa sempre più ago della bilancia.

Il fronte nord

hezbollah hassan nasrallah

Ieri l’intelligence militare israeliana ha confermato che l’Iran ha aumentato considerevolmente i voli da Teheran a Beirut, voli di morte perché portano con se componenti per aumentare la precisione dei missili di Hezbollah nonché nuovi missili a lungo raggio.

In Iran pensano di approfittare dell’ombrello fornito loro dai russi dopo l’incidente nel quale venne abbattuto un aereo russo durante un attacco israeliano a basi iraniane in Siria, un episodio che alla luce dei fatti sembra sempre più “non casuale”.

Israele potrebbe fermare questa “consegna” in un attimo, ma in Siria ci sono gli S-300 russi a coprire i voli della morte. Tuttavia il problema non sono le batterie antimissile russe che i caccia israeliani potrebbero eliminare facilmente, quanto piuttosto chi è a gestirle. Se ci fosse la sicurezza che a gestire le batterie di S-300 siano i siriani o addirittura gli iraniani, attaccarle non sarebbe un problema. Diventa un problema se a gestire quelle batterie sono i russi. La mancanza di certezze su questo punto fondamentale frena la reazione israeliana e gli iraniani ne approfittano.

Il fronte sud

guerra israele hamas

Meno problematico a livello militare è il fronte sud. Hamas non ha la pericolosità di Hezbollah. Tuttavia su questo fronte il problema è di natura diversa. Dare il via a una azione di terra nella Striscia di Gaza vorrebbe dire tirarsi addosso le critiche di mezzo mondo oltre che a mettere in pericolo le vite di molti soldati israeliani. Israele è già isolato di suo (l’ultimo brutto colpo sono state le dimissioni di Nikki Haley), un attacco alla Striscia di Gaza (che in tanti chiedono) isolerebbe ancora di più lo Stato Ebraico.

In questo caso la situazione è quindi molto delicata. Israele si trova nella necessità di mettere un freno alle violenze lungo il confine con Gaza senza tuttavia dare il via a un conflitto di vaste proporzioni che oltre a distrarre forze dal più pericoloso fronte nord, metterebbe lo Stato Ebraico in una delicatissima posizione a livello internazionale. Il sostanziale disinteresse americano a questa delicatissima situazione aumenta ancor di più l’indecisione vista i queste ore a Gerusalemme.

Il disinteresse americano

donald trump un

In questa delicata situazione militare-diplomatica non si può non notare il disinteresse americano. Fatto il compitino del trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, Trump si è disinteressato completamente di quello che nel frattempo avveniva in Medio Oriente lasciando campo libero a Putin. Ha appena fiatato sulla consegna di S-300 in Siria senza controbilanciare la minaccia russa, nemmeno con un atto simbolico che potrebbe essere, per esempio, lo spostamento di navi in zona operativa. Se ne è proprio disinteressato lasciando stupefatto e sorpreso il Governo israeliano.

Tempo fa su queste pagine di parlava di una tempesta perfetta che incombeva su Israele. Beh quella tempesta si fa sempre più minacciosa e sebbene su certe cose il Premier Netanyahu possa essere criticabile (penso alla troppa pazienza con Hamas), alla luce di questo quadro è indubbio che si sta muovendo come meglio può.

Ora però si tratta di prendere decisioni difficili in tempi brevi perché l’Iran, protetta dalla Russia, non rimane con le mani in mano e sta preparando quello che è il suo obiettivo dichiarato, l’attacco a Israele. Adesso è più che mai necessario far capire al consesso internazionale il rischio rappresentato dalle azioni iraniane e di Hezbollah in Libano e in Siria, e far capire con chiarezza che Israele non può rimanere inerme di fronte a queste minacce esistenziali. Ma fa fatto in fretta perché le azioni difensive necessarie non sono più rinviabili.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter

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