Cosa si aspetta a bombardare l’Iran?

Teheran è dietro a tutti i maggiori conflitti attualmente in corso, compreso quello tra Russia e Ucraina, eppure in Iran non cade un missile, non una bomba, nemmeno sulle centrali nucleari che stanno portando gli Ayatollah sulla soglia della bomba
21 Gennaio 2024
Iran dietro a tutte le guerre

Solo negli ultimi sette giorni l’Iran ha lanciato missili verso Iraq, Siria e Pakistan; Il Pakistan ha risposto colpendo il territorio iraniano. La Turchia ha colpito obiettivi curdi nel nord dell’Iraq e in Siria; Hamas ha lanciato razzi verso Israele; Israele ha continuato a martellare il sud di Gaza e ha colpito il sud del Libano, dove negli ultimi mesi i militanti di Hezbollah hanno lanciato razzi verso Israele. I militanti Houthi nello Yemen hanno preso di mira le navi commerciali nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, e gli Stati Uniti hanno reagito con sette round di attacchi contro obiettivi Houthi.

E questa mattina sento il solito giornalista dire che «si teme un allargamento del conflitto». Come se ciò non fosse già accaduto.

Ripercorrendo gli eventi e fatto salvo l’episodio che riguarda il bombardamento turco sul Kurdistan, ognuno degli episodi sopra citati ha un denominatore comune, l’Iran.

Nei giorni scorsi Rights Reporter ha ripreso un’analisi impeccabile di Cassandra Vinograd, pubblicata sul New York Times, nella quale la giornalista spiegava i motivi per cui l’Iran aveva creato così tanti proxy.

«Se vogliono evitare di combattere gli americani e gli israeliani sul suolo iraniano, devono farlo altrove. E questo in Iraq, Siria, Yemen, Palestina, Afghanistan».

Teheran è dietro a tutti i maggiori conflitti attualmente in corso, compreso quello tra Russia e Ucraina, eppure in Iran non cade un missile, non una bomba, nemmeno sulle centrali nucleari che stanno portando gli Ayatollah sulla soglia della bomba.

E allora mi chiedo a cosa serve tutta la supremazia tecnologica israeliana e americana se si permette all’Iran di tenere in scacco il mondo con due tipi di drone suicida e qualche missile balistico?

A cosa servono gli F-35 super tecnologici e invisibili se non si usano per far assaggiare un po’ di guerra agli iraniani in Iran?

Fermare l’Iran significa fermare il mandante di buona parte dei conflitti mondiali. E nel mondo si manifesta per fermare Israele. Cretini.

Fermare l’Iran significa fermare i suoi proxi, che non solo minacciano tutto il Medio Oriente ma, come nel caso di Hezbollah, sono veri e propri clan malavitosi che inondano l’Europa di armi e cocaina. E nel mondo si manifesta per fermare Israele. Cretini due volte.

A Pechino guardano interessati come Teheran sta manovrando le crisi mediorientali, come senza che un solo proiettile cada nel suo territorio gli Ayatollah muovono guerra all’occidente, all’America e a Israele.

E si perché gli Houthi manovrati dai Guardiani della Rivoluzione (IRGC) che bloccano gli accessi al Mar Rosso, di fatto attaccano l’occidente. Nuocciono gravemente alla nostra economia costringendo le navi cargo a circumnavigare l’Africa con un aumento dei costi non indifferente. Ed è Teheran che muove le fila (qui ci sarebbe da fare anche un discorso sull’immobilità dell’Europa e dell’Italia in particolare).

Comprendo poco i motivi per cui si permette all’Iran di muovere guerra a mezzo mondo senza colpire direttamente il suo territorio, senza fargli sentire veramente il fiato sul collo. Gli unici a farlo sono stati i pakistani e li hanno messi a sedere immediatamente.

Non va dimenticato poi i motivi che muovono Teheran, che sono non dissimili da quelli che muovevano l’ISIS. L’esportazione della rivoluzione islamica in tutto il mondo, la creazione di un gigantesco network attraverso il sostegno ai movimenti islamici che porti alla nascita di un grande soggetto non solo sciita, quello che i Fratelli Musulmani chiamano “grande Califfato globale”.

Alcuni dei principali elementi della “esportazione della rivoluzione” includono:

  1. Sostegno a movimenti islamici: L’Iran ha cercato di sostenere e influenzare gruppi e movimenti islamici in altri paesi, fornendo loro assistenza finanziaria, logistica e ideologica. Ciò è stato fatto con l’obiettivo di promuovere rivoluzioni simili a quella iraniana.
  2. Creazione di legami con gruppi anti-regime: L’Iran ha cercato di stabilire legami con gruppi o movimenti che si opponevano ai governi considerati ostili all’ideologia islamica dell’Iran. Ciò includeva il sostegno a organizzazioni anti-israeliane, anti-statunitensi o anti-governative nella regione.
  3. Attività diplomatiche: L’Iran ha cercato di influenzare le politiche di altri paesi musulmani attraverso la diplomazia e la propaganda. Ha cercato di promuovere l’unità tra i paesi musulmani e di sostenere cause che riflettessero gli interessi e l’ideologia della Rivoluzione Islamica.
  4. Attività culturali e religiose: L’Iran ha cercato di diffondere la sua interpretazione dell’Islam attraverso attività culturali e religiose, come la promozione di scuole religiose, la diffusione di materiale religioso e la formazione di missionari.

Queste cose le sappiamo, non le dico io tanto per dire. E allora com’è possibile che rimaniamo immobili di fronte al cataclisma perfetto che stanno mettendo in scena gli Ayatollah? Com’è possibile che non gli facciamo sentire com’è la guerra in casa? Cosa ne facciamo di tutta la tecnologia, gli F-35, le portaerei e i missili super intelligenti se permettiamo agli iraniani di vincere le guerre con gli alianti a motore?

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore e direttore di Rights Reporter

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