Non c’è alternativa alla totale distruzione di Hamas

Lo Stato Ebraico è nato per dare protezione agli ebrei dopo l’olocausto, il deliberato sterminio di oltre sei milioni di ebrei. Per questo motivo, per questo “voto” non c’è alternativa alla totale distruzione di Hamas, perché non farlo vorrebbe dire lasciare in vita una entità votata allo sterminio degli ebrei
4 Maggio 2024
non alternative alla distruzione di hamas

Confesso che faccio molta fatica a capire l’atteggiamento americano nei confronti di Hamas. A volte sembra quasi che a Washington diano per scontata la sopravvivenza di Hamas invece che dare per scontata la sua totale distruzione.

Prendiamo le attuali trattative in corso per una tregua umanitaria a Gaza. È difficile stabilire il confine che gli Stati Uniti si sono dati tra l’arrendevolezza e la consapevolezza di stare trattando con un morto che cammina.

Ieri sera il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha fatto sapere che «la pazienza americana con Hamas sta finendo». Ma cosa vuol dire? Perché mai gli americani dovrebbero aver “pazienza” con Hamas? Cosa gli fa pensare di poter decidere quando e se “la pazienza” sarà finita?

Sempre ieri il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, ha detto che «il tempo lavora a favore di Hamas» specificando che «più passa il tempo e più aumentano le pressioni internazionali su Israele». Sinwar è convinto che Hamas riuscirà a sopravvivere proprio grazie alle pressioni (sostegno) internazionali. E gli Stati Uniti gli stanno dando proprio quel tempo di cui ha bisogno trascinando le cosiddette “trattative” di settimana in settimana pur di evitare un attacco israeliano a Rafah. Attacco che ci sarà, su questo in Israele non ci sono divisioni.

Anche perché più passa il tempo più diminuisce il numero degli ostaggi rimasti vivi. L’intelligenge israeliana teme che non siano più di 30 e difficilmente Sinwar si priverà di questa formidabile arma di ricatto. L’unico modo per liberarli è andarseli a prendere.

A Washington invece credono che Sinwar li libererà in cambio di molto improbabili (impossibili) concessioni. Concessioni che portano tutte ad una soluzione, la sopravvivenza di Hamas.

Il Presidente americano Joe Biden chiede un piano per la protezione dei civili prima dell’attacco a Rafah. Ebbene, il piano l’IDF lo ha preparato, i campi per gli sfollati sono pronti, non manca niente. Ma il Presidente ha forti pressioni dalla sua sinistra e quindi continua a chiedere “garanzie” e un “piano credibile” per la salvaguardia dei civili.

Ma a Gaza c’è una guerra contro un gruppo terrorista che fa dell’uso dei civili come scudi umani una vera e propria arma. Non si possono dare altre garanzie oltre a quelle già date senza mettere a repentaglio le vite dei soldati e persino l’intera operazione.

Il Premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha tergiversato sin troppo dando probabilmente la possibilità a centinaia di terroristi di nascondersi tra i civili. C’è da chiedersi piuttosto perché ha lasciato Rafah per ultima.

Il problema di fondo è che gli americani e il resto del mondo (quasi) hanno obiettivi diversi da quelli di Israele. Per loro la priorità è arrivare a un cessate il fuoco, possibilmente permanente. Per Israele l’obiettivo non negoziabile è la distruzione di Hamas una volta per tutte. Le due cose purtroppo non combaciano. Ma abbiamo visto a dove hanno portato le precedenti guerre con Hamas senza che si sia andati fino in fondo, al massacro del 7 ottobre.

Ecco perché questa volta non c’è alternativa alla totale distruzione di Hamas. E quando dico “totale” non intendo solo la distruzione materiale ma anche fare in modo che sia impossibile la sua ricostituzione in qualsiasi forma.

Fermarsi adesso vorrebbe dire dare la vittoria ad Hamas, accettare la sua esistenza come forma terroristica votata alla distruzione di Israele e all’uccisione di ogni ebreo.

Lo Stato Ebraico è nato per dare protezione agli ebrei dopo l’olocausto, il deliberato sterminio di oltre sei milioni di ebrei. Per questo motivo, per questo “voto” non c’è alternativa alla totale distruzione di Hamas, perché non farlo vorrebbe dire lasciare in vita una entità votata allo sterminio degli ebrei. E quando si dice “mai più” non deve essere solo uno slogan.

Franco Londei

Esperto di Diritti Umani, Diritto internazionale e cooperazione allo sviluppo. Per molti anni ha seguito gli italiani incarcerati o sequestrati all’estero. Fondatore di Rights Reporter

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