Erdogan sta divorando la Libia. Imbarazzante immobilità italiana
Sinceramente è molto difficile capire la politica italiana in Libia. Anzi, è difficile capire se c’è ancora una politica italiana per la Libia.
Sinceramente è molto difficile capire la politica italiana in Libia. Anzi, è difficile capire se c’è ancora una politica italiana per la Libia.
Quello che sta facendo Erdogan nel nord della Siria è una vera e propria pulizia etnica ai danni della popolazione curda, o meglio, è una sostituzione etnica che mira a reinsediare milioni di rifugiati siriani attualmente in Turchia nella regione del Kurdistan siriano espellendo nel contempo tutti i curdi.
A dispetto degli accordi di cessate il fuoco raggiunti per la regione di Idlib tra Erdogan e Putin, il dittatore turco approfittando della confusione mondiale generata dalla pandemia di COVID-19, sta rafforzando notevolmente in chiave offensiva la sua posizione in Siria.
Pensate solo per un attimo cosa succederebbe se nel mezzo delle crisi derivata dall’epidemia di Coronavirus che sta colpendo l’Europa ci ritrovassimo anche con milioni di persone che premono sui confini europei per entrare nella UE.
Ieri Erdogan e Putin hanno raggiunto un accordo di cessate il fuoco su Idlib, un accordo che in qualche modo toglie dai guai il Califfo turco impantanato in una guerra scellerata che lui stesso ha avviato.
Premetto subito che non sono affatto un fan di Bashar al-Assad, il dittatore siriano responsabile di centinaia di migliaia di morti in Siria. Ma nel caso dell’attuale conflitto con la Turchia di Erdogan è difficile dargli contro, se non altro per il rispetto del Diritto Internazionale.
Fino a qualche mese fa il maggiore motivo di preoccupazione per chi si occupa coscientemente di Medio Oriente era rappresentato dall’attivismo espansionista dell’Iran.
Erodgan è ormai completamente fuori controllo e la comunità internazionale non può continuare a far finta di niente lasciando mano libera al califfo ottomano.
La lotta al fondamentalismo islamico rimane (o dovrebbe rimanere) uno dei cardini delle politiche estere e nazionali di ogni democrazia.
Nei giorni scorsi abbiamo dato la notizia che il nuovo capo di ISIS dopo la morte di Abu Bakr al-Baghdadi sarebbe Amir Mohammed Abdul Rahman al-Mawli al-Salbi (al-Salbi per le intelligence).
Sono migliaia e non solo pochi osservatori i miliziani islamici inviati dalla Turchia in Libia a protezione del Governo libico riconosciuto guidato da Fayez al-Sarraj.