Chi mi conosce, anche solo virtualmente, sa quanto io sia fortemente europeista. Non sono mai arretrato di un millimetro dalla convinzione che l’Unione Europea fosse la mia casa e che io fossi un cittadino europeo.

Certo, vedo bene tutte quelle cose che non vanno in Europa, come però vedo altrettanto bene gli enormi benefici che abbiamo tratto e che traiamo dall’appartenenza a questa “famiglia”.

Tuttavia c’è sempre stata una cosa, tutt’altro che di secondaria importanza, che pur nella mia profonda convinzione europeista, mi ha infastidito: la politica estera della UE.

Non sto parlando (e non voglio parlare) di gente come Catherine Ashton o di Federica Mogherini, cioè le ultime due “ministre degli esteri” della UE, come non voglio parlare di Josep Borrell, l’ultimo “ministro degli esteri europeo” appena entrato in carica. L’ho già fatto anche troppo. Questi sono passacarte che non decidono nulla. No, voglio parlare della Politica estera europea nel vero senso della parola.

La prima domanda che mi sorge spontanea è: chi fa la politica estera dell’Unione Europea? La seconda, a ruota e collegata alla prima è: abbiamo una politica estera europea?

Che non siano i “ministri degli esteri” a fare la politica estera comune lo sappiamo già. È vero, la Mogherini ha provato a darle una qualche connotazione, anche se personalistica e di estrema sinistra, ma oltre all’accordo sul nucleare iraniano (per altro scritto quasi tutto dalla Ashton), ad un continuo soffiare sull’odio anti-israeliano e ad un marcato astio (condivisibile) verso Putin, non è chiaramente riuscita ad implementare un tipo di politica che sia stata oggettivamente di tutta l’Unione.

Questo non perché la Mogherini sia una stupida, incapace forse, ma non stupida. Non c’è riuscita semplicemente perché un politica europea comune non esiste (risposta alla seconda domanda). Ogni Paese va per conto proprio e cura i propri interessi.

Quante volte abbiamo sentito dire che occorreva implementare una politica estera europea e addirittura creare un esercito europeo in grado di sostenerla nei momenti difficili? Mille volte solo negli ultimi 10 anni? Forse di più. Ogni persona che si dice “europeista convinto” lo ha detto almeno una volta.

E invece guardiamoci. Siamo 28 piccoli staterelli che vanno ognuno per conto loro e che spesso addirittura si scontrano, invece di essere una unica e potente realtà. Forse solo nel caso dei rapporti (osceni) con l’Iran abbiamo trovato una linea comune, per il resto ognuno fa la sua politica estera. Un caso per tutti: la Libia.

Per non parlare poi del problema relativo alla immigrazione, lasciata quasi totalmente sulle spalle dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. E non sto parlando solo degli arrivi, il problema migratorio è vasto e complesso e andrebbe affrontato collegialmente nella sua totalità, a partire da una politica di cooperazione allo sviluppo comunitaria. Invece di tutto questo non vi è traccia ed è una mancanza gravissima.

Qualche giorno fa un caro amico mi ha fatto notare che troppo facilmente su RR si criticava l’Europa, che avevamo assunto una posizione quasi anti-europeista. Ma come si fa a non essere critici?

Come si fa a non criticare quando marchiano i prodotti provenienti dalla Giudea e Samaria? Come si fa a non criticare quando fanno l’impossibile per aiutare l’Iran, ben sapendo quello che stanno facendo gli Ayatollah? Non solo non dicono una parola sui massacri di dissidenti, ma addirittura studiano un sistema per aggirare le sanzioni USA. Come non si può essere critici di fronte al silenzio sul terrorismo di stato iraniano? Nemmeno il più accanito europeista potrebbe esimersi dalle critiche verso questa Unione Europea.

Si potrebbe poi parlare di come l’Unione Europea “soffra” di sudditanza verso i regimi islamici, tanto da dichiarare che l’Arabia Saudita è un esempio di “islam moderato”. Per altro, una sudditanza che diventa palesemente evidente nei rapporti con Israele, rapporti che sfiorano l’odio verso lo Stato Ebraico.

Ora, io rimango convinto che l’Europa sia la mia casa, rimango convintamente europeista, ma non mi si può chiedere di non criticare l’Unione Europea, di difenderla senza condizioni. E no, le condizioni ci devono essere.

Una politica estera europea, se così la vogliamo chiamare, fatta in questo modo non mi può andare bene. Anti-israeliana e persino anti-italiana se parliamo di immigrazione. Palesemente filo-islamica. No, questa non è la mia Europa.

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